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Domenica 5 Settembre 2010
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COMUNE DI BOCCIOLETO (VC)

Rss
Valsermenza - Alta Valsesia




Notizie relative all'ambiente e alla flora alpina

All'inizio del percorso, in frazione Ronchi, poi a Ormezzano e infine a Solivo, è evidente l'intervento antropico sull'ambiente e sulla vegetazione.
Intorno ai piccoli agglomerati rurali si notano prati e campi coltivati; la vegetazione arborea è costituita da piante fruttifere con prevalenza di meli, ciliegi e noci.
Le tre frazioni sono separate da zone boscate a latifoglie, nelle quali prevalgono quattro essenze forestali spontanee: tiglio, castagno, rovere e frassino, alle quali si accompagnano sporadicamente alcuni arbusti, in particolare il nocciolo.
Questa tipologia di paesaggio agreste si può notare fino a monte di Solivo, dove crescono gli ultimi vetusti castagni.
Dove la mulattiera che risale la valle è protetta da muri di sostegno, si insedia una particolare flora muricola tra le fessure dei sassi:sono soprattutto piccole felci quali gli aspleni(tricomane, settentrionale, adianto nero e ruta di muro), il polipodio o falsa liquirizia e la felce fragile.

A Solivo, situato in bella posizione panoramica, vale la pena di soffermarsi per ammirare il paesaggio circostante. Dal portichetto della cappella, lo sguardo rivolto a valle, si vedono a sinistra gli ameni alpeggi che costellano le pendici occidentali del Pizzo Tracciora, poi, spingendo lo sguardo in fondo alla valle, siamo attratti da un imponente e dentellato rilievo montuoso che sembra volerla chiudere: sono i Denti di Gavala, culminanti a 1676m, una delle zone più aspre e selvagge della Valsesia che a destra prosegue nella Valmala di Scopa e nei monti che precedono la Bocchetta della Boscarola comunicante con la Val Sessera: il Badile 1883 m e la Cima della Mora 1937m.

Sempre dinanzi, ma più vicino, si staglia la catena montuosa che, con inizio da Balmuccia, separa la Val Grande dalla Val Sermenza, partendo da Cima Selvetto 1186 m, andando alla Punta Terruggia 1467 m, al Pizzetto 1571m, al Sasso delle Gaie 1608 m, per terminare al Monte Ventolaro 1835m, ultima cima visibile.
Sui versanti orientali di tale catena si notano i ridenti alpeggi di Luvetto, Tra d'Asino, Pianella, Cà di Zali, e giù in fondo la ridente frazioncina di Casetti.

Alla destra, invece, lo sguardo è confinato alla dorsale boscosa scendente da Cima Massero 1696 m che ospita il bellissimo alpeggio di Piano di Campo Alto e che preclude la vista della Torre delle Giavine, famoso monolito alto oltre 90 metri, simbolo di Boccioleto.

Dopo Solivo la salita si fa più erta.
La mulattiera si inoltra in un angusto canalino che risale zigzagando con numerosi e stretti tornanti.
Alla vegetazione prima descritta subentra ora la faggeta, dove al predominante faggio si accompagnano in forma gregaria o sporadica altre essenze forestali quali betulla, pioppo tremulo, rovere, sorbo degli uccellatori, nocciolo, salicone e larice.
Non mancano specie arbustive come la ginestra dei carbonai, il lampone, il rovo e il sambuco montano.

Oltre la curiosa cappella del Selletto la salita si attenua e in breve si giunge all'alpe Daloch 1331 m.
Il pascolo che circonda l'alpe ospita in primavera e fino ad estate avanzata una variopinta flora montana in cui predominano genzianelle, millefoglio,Orchis sambucina, giglio di monte ed altre specie meno note.

Superato il rio Daloch, il sentiero affianca una parete rocciosa ospitante una piccola cappelletta , dove è presente un bell'esempio di flora rupicola. Accanto alla ginestra dei carbonai e alla rosa canina si vedono altre specie frugali e poco esigenti in fatto di acqua, nutrimento e temperatura, quali semprevivo montano, timo serpillo, primula pelosa, polipodio comune, asplenio settentrionale e tricomane, e particolarmente interessante l'Androsace Vandelli, una minuscola primulacea a cuscinetto di colore bianco che a volte fiorisce anche in inverno.

Alla seguente alpe Sul Sasso 1350 m si ritrovano le stesse specie incontrate nella precedente.
La successiva zona boscosa che si attraversa è molto umida, percorsa da abbondante ruscellamento. Si possono notare specie arboree tipiche di questi ambienti: acero montano, salicone, maggiociondolo e soprattutto ontano bianco (Alnus incana).

Spuntati infine nel vasto alpeggio del Seccio 1388 m, disseminato da numerose baite, si evidenziano subito i numerosi frassini che lo costellano.
Più in alto, sulle pareti rocciose settentrionali, dominano larici e abeti bianchi. Appare subito evidente il degrado dei pascoli riccamente fioriti in primavera e in estate con ranuncoli, botton d'oro e gigli di monte, ma già invasi dal velenoso veratro e dalla betulla pioniera, anticipatrice del nuovo bosco.

Il panorama spazia sull'Alta Val Cavaione, chiusa a destra dalla dorsale proveniente dal Pizzo Tracciora, non visibile, nascosto dalla Massa dei Ratei che, attraverso la Bassa del Cavaione comunicante con la valle di Cervatto e la Punta Castello, culmina alla Massa della Sajunca 2314 m, il punto più elevato della valle.
Al centro e in basso si notano: l'alpe Sasso Maddalena, la chiesetta della Madonna del Sasso e le Alpi Varmàa e Sull'Oro. Non è visibile l'Alpe Cavaione, nascosto da una spalla scendente dalla Massa della Sajunca (sajunca nel dialetto valsesiano è la Valeriana celtica usata dalle valligiane per profumare la biancheria).
A sinistra, invece, l'altra dorsale separa la Val Cavaione dalla Valle d'Egua, alla quale si può passare per il valico della Colma Drosei 1930 m, superando dopo il Seccio le alpi Scarpia,1 362m, Ruspo 1367 m, Brughiere 1485, Piana Selletto 1557m e Drosei 1907 m, per scendere a Dorca, antica frazione di Rimasco, un tempo dipendente da Seccio.




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