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Sabato 31 Luglio 2010
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COMUNE DI BOCCIOLETO (VC)

Rss
Valsermenza - Alta Valsesia




Il paese di Boccioleto, da cui parte il nostro itinerario, è raggiungibile da Varallo, da cui dista 14 km, lasciando a Balmuccia la strada statale per Alagna e risalendo la strada provinciale della Val Sermenza per circa 4 km.
Il "Sentiero dell'arte" che si sviluppa sul lato idrografico destro della Val Cavaione può essere affrontato direttamente dal centro del paese (667 m) o dalla frazione Ronchi ( 850 m), dove si può arrivare in auto.
Inserite in un contesto ambientale caratteristico, colpiscono l'escursionista le facciate affrescate degli oratori, le cappellette decorate e soprattutto il gioiello artistico della chiesetta di San Lorenzo all'Alpe Seccio.

Boccioleto

E' situato quasi ai piedi della Torre delle Giavine, un macigno alto 90 metri, nelle vicinanze del punto d'incontro di due torrenti: il Sermenza e il Cavaione.
All'inizio del Duecento le frazioni di Rossa e di Boccioleto furono la sede dei primi insediamenti permanenti della Val Sermenza.
Nel secolo successivo la loro distribuzione nel territorio di Boccioleto raggiunse rapidamente la configurazione ancora oggi visibile, con numerosi insediamenti sparsi sui versanti della Val Sermenza e della Val Cavaione, collegati attraverso una rete di mulattiere e sentieri al fondovalle che, grazie alla sua collocazione baricentrale, divenne il centro della vita civile e religiosa della comunità.

Nel centro di Boccioleto (667 m) ha svolto per secoli le sue funzioni la Chiesa Parrocchiale dedicata ai SS. Pietro e Paolo.

All'uscita dal paese, lungo la strada provinciale che porta a Rimasco, l'Oratorio dell'Annunciazione, ugualmente ricco di testimonianze artistiche, da alcuni anni ospita, per volontà del compianto parroco don Pietro Ferri, le opere d'arte provenienti da altri oratori e cappelle sparsi nel territorio parrocchiale.

Il sentiero da percorrere parte dalla piazzetta a metà dell'antica strada centrale del paese (Via Zali), nei pressi di una fontanella.
La mulattiera, contrassegnata dal segnavia CAI 387, si alza subito nei prati alle spalle dell'abitato e giunge alla piccola cappella del Sassello (710 m), con dipinti recenti ed una croce recante la data 1837 e le iniziali MZ.

Dopo una breve salita si arriva al Cascinone, un insediamento costituito da una decina di case con una bella fontana a vasca monolitica, e successivamente a Ca Milanetto (768 m), ubicato nei prati a monte della mulattiera, lungo la quale s'incontra la cappella dedicata alla Madonna di Loreto.
L'edificio, d'origine quattro-cinquecentesca, presenta una bella grata lignea all'ingresso e affreschi nella parete di fondo, ove sono raffigurati la Madonna di Loreto tra S. Francesco d'Assisi e S. Bernardo da Mentone.

Continuando a salire, superando altri gruppi di case (Ca di Iot) si arriva alla frazione Ronchi (814 m), ove giunge da alcuni anni anche una strada asfaltata che si stacca sulla destra dalla provinciale della Val Sermenza presso l'oratorio di S. Marco, a poche centinaia di metri a monte di Boccioleto.

Il toponimo è derivato dalla voce latina medievale ronchum, terra dissodata o da dissodare, entrata nel dialetto valsesiano come ronch.
La voce trova un'ampia applicazione nella macro e soprattutto microtoponomastica valsesiana e risale chiaramente al periodo di trasformazione del territorio da alpeggio ad insediamento permanente con l'impianto di campi e prati.

L'insediamento è citato per la prima volta in un documento del 1476, in cui compare un rappresentante della famiglia Lancia, documentata a Boccioleto sin dall'inizio del Quattrocento e costituente per secoli il casato più diffuso ed importante della frazione Ronchi.

Tra le case della frazione si distinguono alcune costruzioni con il loggiato totalmente o parzialmente chiuso da leggere pareti a graticcio ottenute con calce e argilla, sorrette da un'orditura di ramaglie e montanti in legno.
Tra le pietre che bordano la mulattiera nella piazzetta al fondo dell'abitato si trova una lastra con alcune coppelle ben scavate collegate da un canaletto sinuoso.
Al centro della frazione è presente la consueta fontana con vasca in pietra, datata 1895.

Lasciate le case di Ronchi, si sale per prati e per nuovi boschi di noccioli sino ad incontrare la Cappelletta del Genestrone.

Ora la strada entra in un bosco secolare, supera un'altra cappelletta e, attraversato un impluvio, passa a fianco di alcune rocce che un tempo recavano quattro croci, poste per ricordare che una valanga scesa il 22 gennaio 1735 travolse quattro ragazze provenienti dalle frazioni Ormezzano e Solivo mentre si recavano a Boccioleto per assistere ai vespri.

Superata una breve salita, si giunge alla frazione Oromezzano (956 m), un tempo patria degli scalpellini.
All'ingresso dell'abitato si trova l'oratorio dalla classica linea secentesca, dedicato a S. Giovanni Battista;

La prima attestazione documentaria della frazione risale al 1446, quando l'insediamento è citato come Oro mezano. Il toponimo ha una chiara derivazione dalla voce dialettale eur, italianizzata in oro, ossia orlo.
L'aggettivazione è probabilmente in relazione alla sua collocazione in posizione mediana tra le altre due frazioni della bassa Val Cavaione.
Nei prati oltre le case si nota un masso con una croce.
Un'altra croce è presente nel successivo impluvio, posta in ricordo di una valanga, che travolse un uomo sceso dall'alpe Torba per rifornirsi d'acqua.

Dopo un breve tratto in leggera salita si giunge a Solivo (1027 m).
L'insediamento è composto da due nuclei posti ai lati di un modesto impluvio in cui si trova una fontana con una vasca in pietra datata 1880.
Il secondo nucleo, disposto a giropoggio, presenta belle costruzioni in pietra con ampio sviluppo di loggiati e portici.
In questa frazione, contrariamente a quanto successe a Ronchi e ad Ormezzano, il nuovo oratorio secentesco, dedicato a Sant'Antonio da Padova, sorse a fianco dell'antica cappella di S. Nicola

Il toponimo Solivo, come per la frazione Ormezzano, ha una valenza morfologica, indicando dialettalmente un versante esposto al sole (solif).

Dopo una breve ma erta salita, lasciando a destra i residui delle costruzioni rurali dell'alpe Torba, il sentiero raggiunge, attraverso boschi di faggio, la Cappella del Selletto (1181 m).

Il sentiero prosegue per un bel bosco di faggi e per un prato incolto sino all'Alpe Daloch (1331 m). Da qui la strada sale lentamente; l'assenza di bosco consente una bella visione panoramica sul versante idrografico sinistro della Val Cavaione, in cui si distinguono l'alpe Reale del Cavallo e la rupestre chiesa della Madonna del Sasso, arroccata sopra una parete rocciosa caratterizzata dalla cascata nota come Pissa del Cainin.
Superato un nuovo impluvio, riprende la salita e si raggiunge alla Cappella della Madonna del Trono, con un bell'affresco raffigurante una Madonna in trono nella parete di fondo e figure di Santi nelle pareti laterali.
La tradizione vuole che il pittore destinato a realizzare gli affreschi di questa cappella, appena fatta costruire da un committente boccioletese, fosse in difficoltà nel ritrarre il volto della Madonna; l'arrivo di un corteo matrimoniale proveniente dalla Dorca attraverso il Seccio gli fornì l'ispirazione ed il volto della sposa rimase immortalato nell'affresco.
La cappella contiene anche un interessante ex voto, con cui una madre ricordò il ritorno incolume dei suoi quattro figli da una guerra.

In cima alla salita si perviene all'Alpe Sasso (1350 m).
Proseguendo in quota, la mulattiera supera un piccolo rio e giunge al punto in cui si separa a sinistra il sentiero per il RIVETTO (1409 m).
Questa frazione è costituita da una decina di case e dal piccolo oratorio dedicato alla Salus Infirmorum, iscrizione che compare nel timpano della facciata intonacata, priva di affreschi.
L'edificio ha sostituito in tempi recenti la chiesa abbattuta da una valanga nel 1845 e offre un interessante esempio di "marmo artificiale", tecnica in cui eccelsero alcuni artisti rimesi tra l'Ottocento e il Novecento.
In fondo ai prati, sulla destra, è possibile scorgere le case del Seccio (1388 m), raggiungibile dalla mulattiera o direttamente dal Rivetto mediante sentieri che attraversano i prati tra le due località.
Il Seccio, un insediamento un tempo permanente, ma recentemente retrocesso ad insediamento stagionale, è l'ultimo villaggio della Val Cavaione. La marginalità dell'abitato, distante dal centro parrocchiale (Boccioleto) e dal precedente insediamento della Val Cavaione (Solivo), ha creato attorno alle sue case e alla sua chiesa un alone di leggende e ha alimentato una serie di tradizioni orali che enfatizzano l'antichità della loro fondazione.
La tradizione, ripresa dalla letteratura valsesiana già nel corso dell'Ottocento, vuole infatti che l'Oratorio di S. Lorenzo sia stato il primo eretto in Valsesia. Alcuni Autori associarono inoltre talora la fondazione della chiesa a frequentazioni da parte dei primi vescovi novaresi divenuti santi.

Qui all'Alpe Seccio termina la parte più importante del nostro itinerario.
Se si prosegue oltre si giunge in piano ad una casa isolata presso un impluvio (La Pianella). Nella mulattiera vicino a questa costruzione è presente una bella pesta per cereali che richiama la diffusione anche in queste località delle coltivazioni di miglio, segale, panico e avena citate nei documenti cinquecenteschi.
Scendendo un centinaio di metri nei ripidi prati incolti oltre l'impluvio si giunge all'Alpe Tetto (1291 m).
L'agglomerato, un tempo insediamento permanente, è attualmente ridotto ad una sola costruzione in stato d'avanzato degrado e ad un sedime di una seconda costruzione al suo fianco.
Le due costruzioni avevano probabilmente funzione separata: civile nell'edificio a sinistra, completamente chiuso, e rurale in quello a destra, aperto nel timpano e con loggiato.

La tradizione vuole che l'edificio più grande servisse da sala consiliare della comunità del Seccio, e vi si ritrovava anche per i banchetti nuziali.
La peculiarità di questi edifici rispetto a quelli che si trovano nelle case e negli alpeggi della valle è la presenza di un piano in legno, sopra un piano o un basamento in pietra, con tronchi disposti ad incastro agli angoli.
Costruzioni simili, note localmente come torbe, c'erano un tempo anche nella vicina frazione Seccio; una casa in legno era presente sino ad inizio secolo e di un'altra rimane il ricordo.

Alcune di queste costruzioni in legno, particolarmente diffuse nel territorio di Alagna e Riva Valdobbia, si possono vedere ancora oggi anche in alcune frazioni delle valli Egua e Sermenza; di altre rimane traccia nella tradizione orale o in fonti bibliografiche.

A Oro di Boccioleto un edificio in legno è contiguo alla cappella quattrocentesca di S. Pantaleone.
Alla Dorca un edificio in legno è stato risistemato dalla Commissione "Montagna antica, Montagna da salvare".
Una costruzione in legno è presente a Priami al margine dell'abitato e ad Oro di Ferrate; di queste antiche costruzioni rimane memoria storica al Molino e alle Balmelle. Una torba era ancora in piedi a fine Ottocento a Campo Ragozzi. A Piè di Rosso un edificio in legno è caduto alcuni anni fa, mentre un altro è stato recentemente ricostruito. Tre costruzioni in legno esistono tuttora a Carcoforo; altre due presentano parti in legno mascherate da chiusure in muratura; altre sono andate distrutte durante l'incendio del 1863 e durante l'alluvione del 1755 a Tetto Minocco. In alta Val Sermenza sono presenti due torbe a Ca' Ravotti e cinque a Rima, restaurate ad inizio anni Novanta da privati. Dall'alpe Tetto un sentiero attualmente poco utilizzato scende ad attraversare il torrente Cavaione, risalendo sul versante opposto nei pressi dell'alpe Sull'Oro (1263), a raggiungere la mulattiera che corre su questo lato idrografico.
Un attraversamento più comodo della valle può essere compiuto risalendo lungo il sentiero a segnavia 390 sino all'alpe Varmala (1359 m), situata a monte dell'alpe Sull'Oro. Si può quindi, lungo un altro "Sentiero dell'arte" (segnavia 396) scendere a Rossa.
Quest'abitato è collegato a Boccioleto da una comoda ma lunga strada asfaltata e da una breve ma altrettanto comoda mulattiera che passa per Oro, frazione ricca di preziose testimonianze artistiche.( v. la guida: Rossa-Alpe Sull'Oro).
L'abbinamento di due edifici medioevali, la cappella di S. Pantaleone con i suoi preziosi affreschi quattrocenteschi e un'antica casa in legno, entrambe in discreto stato di conservazione, può offrire una valida conclusione (o un'alternativa) alle due escursioni lungo i due Sentieri dell'arte che risalgono la Val Cavaione nei comuni di Boccioleto e Rossa.




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